Storia, ingegno e gusto si incontrano a tavola
Cosa ci fa un motore a scoppio nella sala di un ristorante?
E cosa avevano in comune Felice Matteucci e Pellegrino Artusi?
Cosa ci fa un motore a scoppio nella sala di un ristorante?
E cosa avevano in comune Felice Matteucci e Pellegrino Artusi?
Si ama o si odia,
questo che per alcuni è nient'altro che un pane arricchito, una preparazione "sobria", come sono i luchcesi, per molti è un raffinato e delicato dolce, versatile nella sua semplicità e preoponibile in mille diverse sfumature.
Il buccellato resta però indubbiamente il dolce più rappresentativo della storia della tavola lucchese. Il classico acquisto della domenica mattina, per il pranzo portato a casa infilandolo nel braccio. Senza rinunciare alla forma classica, a ciambella, oggi si può acquistare anche in più pratici filoncini.
Acqua e farina di castagne, un filo d'olio. Il sapore della semplicità.
Potremmo definire i Necci una crèpe di montagna dal gusto delicato e dalla compagnia squisita: ricotta, salumi, miele a seconda dei gusti.
Si possono cucinare sul "sasso" rovente e foglie di castagno con una antica e spettacolare tecnica che serviva a mantenere calde queste frittelle fino all'ora di cena, per tutti i commensalio sul fuoco vivo, premendo la pastella nei testi, due dischi di ferro con un lungo manico.
I negozi di alimentari nelle frazioni sono una sana abitudine per mantenere viva la comunità e un'occasione di vivere il territorio come un residente per gli ospiti che si avventurano oltre le Mura Urbane alla scoperta di altrettante meraviglie architettoniche, culturali e naturalistiche unite alla scoperta di piccoli borghi dove la disconnessione è un requisito e il relax è garantito.
Nel Comune di Lucca un progetto le ha censite e propone un sigolare tour a impato zero nei paesi e nelle frazioni del Comune per conoscere le botteghe di vicinato.